L’invisibile è parte di un processo culturale che mette in relazione l’esperienza collettiva e la realtà percepita dall’individuo: una sottile trama che intreccia simbolismo, valori ed eventi che sfuggono alla sfera della conoscenza. In esso prendono forma interpretazione, memoria e immaginazione popolando uno spazio immateriale, abitato da spiriti e antenati cui non è possibile dare una collocazione ‘assoluta’ di tipo razionale. L’invisibile è il luogo in cui ogni società elabora miti, riti e tradizioni da trasmettere e condividere per consegnare alla storia ciò che è impermanente: una soglia che porta oltre quella che Ernesto De Martino definiva come ‘crisi della presenza’.

L’invisibile si manifesta attraverso sogni, presagi, segni della natura, rivelazioni durante riti e sacrifici o attraverso estasi e visioni. Ha un valore individuale prima che collettivo perché solo attraverso un processo comunitario di consacrazione può essere portato nel mondo reale. Solo una parte dell’invisibile viene ‘rivelato’ alla comunità perché tutto ciò che eccede o rimane a margine della cultura dominante è solo follia, allucinazione e non manifestazione di purezza.

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