Il suono come traccia delle relazioni tra specie, habitat e presenza umana. In sperimentazione attiva al 2022.
La proposta di ascoltare i paesaggi guidati da una persona non vedente ha un enorme
valore antropologico. Essa rovescia l’egemonia del paradigma ottico tipico della cultura
occidentale, restituendo centralità all’udito e al tatto come modalità primarie di conoscenza
del mondo.
L’esperienza genera una sorta di inversione simbolica: chi è generalmente considerato
“privo” di un senso diventa maestro di percezione, colui che guida verso un’altra soglia
sensoriale.
Questa pratica esprime fino in fondo il concetto secondo cui il paesaggio sonoro non è un
semplice sottofondo, ma una vera e propria forma di conoscenza, di essere-nel-mondo.
Al laboratorio hanno partecipato 20 adulti, 4 bambini e 2 volontari del Parco del Ticino.
Ho voluto qui inserire uno dei momenti più importanti di questo laboratorio, narrandolo come
una storia, perché sono convinto che solo nella sua integrità possa trasmettere il senso di
profonda consapevolezza di questa esperienza.
Un piccolo gruppo avanza lentamente lungo il viale dell’Ex Dogana, nel cuore del Parco del
Ticino. A guidarli, non c’è solo la consueta guida naturalistica, ma un gruppo di persone non
vedenti e ipovedenti, accompagnate da chi le assiste e le conosce nella vita di ogni giorno,
amici, familiari, volontari.. Tra loro c’è Maria, venticinque anni, cieca dall’età di otto.
È lei, di lì a poco, a mostrare cosa significhi davvero entrare in relazione con i paesaggi
invisibili — quelli che la guida accenna a chiamare “sonori”, ma che, in verità, appartengono
a una dimensione più profonda, una consapevolezza che nasce dall’ascolto.
Appena imboccato il viale principale dell’Ex Dogana, Maria si ferma. Resta immobile per
qualche istante, in silenzio.. poi sussurra:
«Sento un profumo di aghifoglie… molto leggero, portato dal vento.»
I presenti (quelli che possono) si guardano intorno, perplessi: non c’è traccia di pini o abeti
nelle vicinanze ma la guida, che è più stupita di tutti, conferma.. le conifere ci sono
davvero… si trovano a oltre 300 metri di distanza, nascoste alla vista.
Maria le ha percepite senza vederle: non con lo sguardo, ma attraverso un flebile profumo,
attraverso le vibrazioni che il vento trasporta ai nostri sensi, in modo quasi impercettibile.
È lei, così, a compiere il primo vero passo dentro il paesaggio, aprendo una soglia invisibile
e invitando gli altri a seguirla in questo mondo invisibile che, per rivelarsi, ha proprio bisogno
di qualcuno come maria che lo attivi.
Gli altri provano a cogliere quell’odore, ma senza successo. Allora Maria sorride e
spiega: «Non è proprio un odore. È come un pizzico, in un punto preciso del naso.»
La sua osservazione è una rivelazione: persino i profumi possono manifestarsi in modi che i
nostri sensi, abituati solo a ‘vedere’, non sanno riconoscere. L’ascolto non riguarda solo le
orecchie: i sensi possono “ascoltare” in molte forme diverse.
Maria, con la sua attenzione, ha aperto una porta nascosta, dimenticata, ricordando a tutti
che il mondo non si lascia conoscere solo attraverso ciò che si vede, ma anche attraverso
ciò che si sente, si respira, si intuisce.
E così, passo dopo passo, la passeggiata diventa una piccola iniziazione: non una visita
guidata, ma un ritorno alla capacità di meravigliarsi, un incontro tra esseri umani e natura
che non ha bisogno di parole, ma di silenzio, ascolto e presenza.





